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Solo un Servo inutile…

Io credo, adoro e spero

Misericordia e giustizia di Dio

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salmo2

Parlate e agite come persone che devono essere giudicate secondo una legge di libertà, perché il giudizio sarà senza misericordia contro chi non avrà avuto misericordia. La misericordia ha sempre la meglio sul giudizio.

Sottomettetevi dunque a Dio; resistete al diavolo, ed egli fuggirà lontano da voi. Avvicinatevi a Dio ed egli si avvicinerà a voi.

Giacomo 4, 7-10

Dio ci desidera

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«Lo Spirito che egli ha fatto abitare in noi ci brama fino alla gelosia» (Giac 4:5)

Voi siete la luce del mondo…

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Pantocrator7Voi siete la luce del mondo; [...]

Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli.

L’uomo nella prosperità non comprende…

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L’uomo nella prosperità non comprende,
è come gli animali che periscono.
(Salmo 49, 21)


Or sappi questo: che negli ultimi
giorni verranno tempi difficili,
perché gli uomini saranno amanti
di se stessi, avidi di denaro,
vanagloriosi, superbi, bestemmiatori,
disubbidienti ai genitori, ingrati,
… scellerati, senza affetto, implacabili,
calunniatori, intemperanti, crudeli,
senza amore per il bene, traditori,
temerari, orgogliosi, amanti dei piaceri
invece che amanti di DIO, aventi
l’apparenza della pietà, ma avendone
rinnegato la potenza; da costoro
allontanati.
{2 Timoteo 3:1-5}

Il Peccato è qualcosa di orribile (Padre Livio).
Il peccato originale, non è la storiella della mela e di Adamo.
Se il peccato, la superbia, l’orgoglio è Spirito di Satana allora il peccato non è una semplice trasgressione, ma è preferire Satana a Dio, è tradimento di Dio.

Il peccato ci allontana da Dio.

Infatti5 quelli che sono della vecchia natura peccaminosa, vivono per soddisfare i propri desideri; mentre quelli che ubbidiscono allo Spirito Santo desiderano fare le cose che piacciono a lui. (Romani, 8)

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Medjugorje:Messaggio del 25 giugno 1988
“Cari figli, oggi vi invito all’amore, che è gradito e caro a Dio. Figlioli, l’amore accetta tutto, tutto ciò che è duro e amaro, a motivo di Gesù che è amore. Perciò, cari figli, pregate Dio che venga in vostro aiuto: ma non secondo i vostri desideri, bensì secondo il suo amore! Abbandonatevi a Dio, perché Egli possa guarirvi, consolarvi e perdonarvi tutto ciò che in voi è di impedimento sulla strada dell’amore. Così Dio potrà plasmare la vostra vita e voi crescerete nell’amore. Glorificate Dio, figlioli, con l’INNO ALLA CARITA’ (1 Cor 13), perché l’amore di Dio possa crescere in voi di giorno in giorno fino alla sua pienezza. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!”

Inno alla carità (amore cristiano) – S. Paolo

Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli,
ma non avessi la carità,
sarei un bronzo risonante o un cembalo squillante.

Se avessi il dono della profezia
e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza
e avessi tutta la fede in modo da spostare le montagne,
ma non avessi la carità,
non sarei nulla.

Se distribuissi tutti i miei beni per nutrire i poveri,
se dessi il mio corpo per essere arso,
e non avessi la carità,
non mi gioverebbe a nulla.

La carità è paziente,
è benigna la carità;

la carità non invidia, non si vanta,
non si gonfia, non manca di rispetto,
non cerca il proprio interesse, non si adira,
non tiene conto del male ricevuto,
ma si compiace della verità;

tutto tollera, tutto crede,
tutto spera, tutto sopporta.

La carità non verrà mai meno.

Le profezie scompariranno;
il dono delle lingue cesserà, la scienza svanirà;
conosciamo infatti imperfettamente,
e imperfettamente profetizziamo;
ma quando verrà la perfezione, sparirà ciò che è imperfetto.

Quando ero bambino, parlavo da bambino,
pensavo da bambino, ragionavo da bambino.
Da quando sono diventato uomo,
ho smesso le cose da bambino.

Adesso vediamo come in uno specchio, in modo oscuro;
ma allora vedremo faccia a faccia.
Ora conosco in parte, ma allora conoscerò perfettamente,
come perfettamente sono conosciuto.

Ora esistono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità;
ma la più grande di esse è la carità.

S. Paolo – Prima lettera ai Corinzi 13,1

Cristo umiliò se stesso

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Cristo nella passione e morte si fa  servo e uomo, schernito e flagellato, ma fiducioso nell’assistenza del Signore Dio Nostro Padre.
“Cristo umiliò se stesso, per questo Dio lo esaltò” Fil 2,6-11

[6] Ho presentato il dorso ai flagellatori,
la guancia a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia
agli insulti e agli sputi.

[7] Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto confuso,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare deluso.
(Isaia 50, 6-7)

Gesù fatto uomo si fece servo per la Nostra Salvezza.

 Avere fede significa considerarsi servi di Dio.
Perché la nostra fede sia autentica occorre essere servi che non avanzano alcuna pretesa nei confronti del padrone.

“Non Tentare il tuo Dio!”

“Allora il diavolo lo menò seco nella santa città e lo pose sul pinnacolo del tempio, e gli disse: Se tu sei Figliuol di Dio, gettati giù; poiché sta scritto: Egli darà ordine ai suoi angeli intorno a te, ed essi ti porteranno sulle loro mani, che talora tu non urti col piede contro una pietra. Gesù gli disse: Egli è altresì scritto: Non tentare il Signore Iddio tuo” (Matt. 4:5-7).

Siamo abituati a contabilizzare tutto, e anche la nostra relazione con Dio:
tot di debiti (peccati) tot di crediti (buone azioni).
Gesù ci invita a uscire da questa mentalità.
Dio non è un padrone ma un Padre, il suo amore è gratuito: non mi ama per i miei titoli di merito, mi ama gratuitamente, per me stesso, non per ciò che faccio o non faccio.
Dobbiamo mettere la nostra fiducia non in quello che facciamo di buono, ma nella gratuità di Dio. Se insistiamo a metterci sul piano della giustizia, dei meriti, dei debiti e dei crediti, allora ci condanniamo, perché non abbiamo nessuna capacità di meritare l’amore di Dio.
La confessione libera l’anima dai peccati, anche i più obbrobriosi.
La Confessione è uno strumento tangibile della misericordia di Dio.
Ma il solo pensiero dei nostri peccati più turpi da noi compiuti ci deve ogni giorno rendere manifesta la nostra piccolezza, la nostra inutilità.
Come possiamo guardare negli occhi il nostro Dio se siamo stati capaci di consegnare al confessionale la nostra anima così piena di lordure?
Possiamo solo rimetterci alla misericordia di Dio. Confidare in lui e nel suo smisurato amore.
Se ci mettiamo sul piano dell’amore, capiamo di non avere alcun diritto ad essere amati da Dio; e tuttavia scopriamo che Dio ci ama e si pone – Lui – al nostro servizio.
A questo punto il cerchio si chiude: se facciamo quello che Dio vuole, allora Dio fa quello che noi vogliamo, ci esaudisce. Allora potremo dire al moro:
“Sradicati e trapiantati nel mare”, e ci ubbidirebbe. 

In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».

Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.

Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto:
“Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”». (Lc 17,5-10)

Siamo appena servi!
Lo proclama Maria come risposta all’angelo dell’Annunciazione:
Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”.
Lo dichiara Paolo all’inizio della lettera a Tito:
Paolo, servo di Dio, apostolo di Gesù Cristo” (Tt 1,1), come anche Pietro all’inizio della sua Seconda Lettera “Simon Pietro, servo e apostolo di Gesù Cristo”. (2 Pt 1,1) Altri lo hanno dichiarato, ma basta menzionare questi tre personaggi di statura massima. Maria dice si sé:
 “L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente”, così ha cantato Maria, piena di gioia. (Lc 1, 46-49) Paolo anche! Scrivendo a Timoteo dice:
Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno”. (2 Tm 4, 7-8)

Siamo, sia servi del Signore, e sia, a causa sua, servi dei servi, nel senso di quello che ha detto una volta Gesù:
Il Figlio dell’uomo, non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti”. (Mt 20, 28)
Lasciamo che la gioia abiti i nostri cuori perché Dio, guardando la nostra piccolezza, e non ingannandosi sulle nostre limitazioni, ci ha chiesti di farci suoi servi, piccoli ma che vogliono essere utili nel proclamare e costruire il regno di Dio.
Guardiamo agli operai, stanchi, sudati ma felici dopo una giornata di lavoro per aver potuto compiere la loro responsabilità.
Servi che siamo, non abbiamo il diritto di esigere dal padrone che si metta a servirci, ma noi sappiamo che Lui lo fa, come ha fatto nell’ultima Cena, lavando i piedi degli apostoli.
Con molta speranza aspettiamo il momento di ascoltare dalla bocca del Signore le beate parole:
“Bene, servo buono e fedele, prendi parte alla gioia del tuo padrone.” (Mt 25,21)