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Solo un Servo inutile…

Io credo, adoro e spero

Cresci e mi avrai

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10462676_829528130393301_214899471643179916_n«Sant’Agostino ci aiuta a comprendere la dinamica della comunione eucaristica quando fa riferimento ad una sorta di visione che ebbe, nella quale Gesù gli disse: “Io sono il cibo dei forti. Cresci e mi avrai. Tu non trasformerai me in te, come il cibo del corpo, ma sarai tu ad essere trasformato in me” (Conf. VII, 10, 18). Mentre dunque il cibo corporale viene assimilato dal nostro organismo e contribuisce al suo sostentamento, nel caso dell’Eucaristia si tratta di un Pane differente: non siamo noi ad assimilarlo, ma esso ci assimila a sé, così che diventiamo conformi a Gesù Cristo, membra del suo corpo, una cosa sola con Lui.

Questo passaggio è decisivo. Infatti, proprio perché è Cristo che, nella comunione eucaristica, ci trasforma in Sé, la nostra individualità, in questo incontro, viene aperta, liberata dal suo egocentrismo e inserita nella Persona di Gesù, che a sua volta è immersa nella comunione trinitaria. Così l’Eucaristia, mentre ci unisce a Cristo, ci apre anche agli altri, ci rende membra gli uni degli altri: non siamo più divisi, ma una cosa sola in Lui. La comunione eucaristica mi unisce alla persona che ho accanto, e con la quale forse non ho nemmeno un buon rapporto, ma anche ai fratelli lontani, in ogni parte del mondo.

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Ratzinger: “Caro Odifreddi le racconto chi era Gesù”

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Il Papa Emerito con il cardinale Fernando Filoni

Il Papa Emerito con il cardinale Fernando Filoni

ll. mo Signor Professore Odifreddi, (…) vorrei ringraziarLa per aver cercato fin nel dettaglio di confrontarsi con il mio libro e così con la mia fede; proprio questo è in gran parte ciò che avevo inteso nel mio discorso alla Curia Romana in occasione del Natale 2009. Devo ringraziare anche per il modo leale in cui ha trattato il mio testo, cercando sinceramente di rendergli giustizia.

Il mio giudizio circa il Suo libro nel suo insieme è, però, in se stesso piuttosto contrastante. Ne ho letto alcune parti con godimento e profitto. In altre parti, invece, mi sono meravigliato di una certa aggressività e dell’avventatezza dell’argomentazione. (…)

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La Salvezza

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benedetto xvi…vorrei aggiungere che Dio, in ogni caso, non costringe nessuno alla salvezza. Dio accetta la libertà dell’uomo.
Non è un incantatore, che, alla fine, sistema tutto e realizza il suo “happy end”.
E’ un vero padre; un creatore che afferma la libertà, anche quando essa lo rifiuta.
Per questo la volontà salvifica di Dio non implica che tutti gli uomini giungano necessariamente alla salvezza.

C’è la potenza del rifiuto. Dio ci ama.
Dobbiamo solo essere tanto umili da lasciarci amare.
Ma dobbiamo continuare a chiederci se non abbiamo la presunzione che vuole fare da sé;

se non priviamo l’uomo creatura e il Dio creatore della loro grandezza e dignità, togliendo alla vita dell’uomo la sua serietà e riducendo Dio a un incantatore o a una sorta di nonno, rispetto al quale tutto è indifferente. Anzi, è proprio l’incondizionata grandezza dell’amore di Dio a non escludere la libertà del rifiuto e, quindi, la possibilità della dannazione….

JOSEPH RATZINGER – da “Il Dio vicino” L’eucarestia cuore della vita cristiana

rtzingerNell’udienza del 6 febbraio 2013, proseguendo le sue catechesi del mercoledì sul Credo, Benedetto XVI ha proposto una sua meditazione sulla proclamazione di Dio come «Creatore del cielo e della terra». Qui il Credo riprende le parole stesse con cui inizia la Bibbia: «In principio Dio creò il cielo e la terra» (Gen 1,1).
È molto significativo, ha spiegato il Papa, che nel Credo si dica prima che Dio è Padre e poi che è Creatore del Cielo e della Terra. Infatti Dio «come un Padre buono e potente, si prende cura di ciò che ha creato con un amore e una fedeltà che non vengono mai meno». E la creazione ha tra i suoi scopi quello di essere per noi «luogo in cui conoscere e riconoscere l’onnipotenza del Signore e la sua bontà».

Troviamo tutto questo nel Credo perché si tratta, appunto, di un contenuto essenziale della fede. «Per fede – leggiamo nella Lettera agli Ebrei – noi sappiamo che i mondi furono formati dalla parola di Dio, sicché dall’invisibile ha preso origine il mondo visibile» (11,3). «La fede implica dunque di saper riconoscere l’invisibile individuandone la traccia nel mondo visibile». Certamente già leggendo «il grande libro della natura» la ragione è in grado di arrivare all’esistenza di un Creatore di tutte le cose. Ma «è necessaria la Parola di rivelazione, che suscita la fede, perché l’uomo possa giungere alla piena consapevolezza della realtà di Dio come Creatore e Padre. È nel libro della Sacra Scrittura che l’intelligenza umana può trovare, alla luce della fede, la chiave di interpretazione per comprendere il mondo».

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Il falso bene

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Benedetto XVIIl tentatore è subdolo: non spinge direttamente verso il male, ma verso un falso bene, facendo credere che le vere realtà sono il potere e ciò che soddisfa i bisogni primari. In questo modo, Dio diventa secondario, si riduce a un mezzo, in definitiva diventa irreale, non conta più, svanisce. In ultima analisi, nelle tentazioni è in gioco la fede, perché è in gioco Dio. Nei momenti decisivi della vita, ma, a ben vedere, in ogni momento, siamo di fronte a un bivio: vogliamo seguire l’io o Dio? L’interesse individuale oppure il vero Bene, ciò che realmente è bene?

Benedetto XVI Angelus Domenica, 17 febbraio 2013

tarcisio_bertone-779x1024In persecutione extrema Sanctae Romanae Ecclesiae sedebit Petrus Romanus, qui pascet oves in multis tribulationibus; quibus transactis, civitas septicollis diruetur, et Judex tremendus iudicabit populum suum. Finis.

(Profezia di San Malachia)

 

San Malachia ha previsto nelle sue profezie la fine della Chiesa durante il 112° papato (il 111° è quello attuale). Il 112° è quello di Petrus Romanus, Pietro il Romano.

 

Durante l’ultima persecuzione della Santa Romana Chiesa siederà Pietro il Romano, che pascerà il gregge fra molte tribolazioni; passate queste, la città dei sette colli crollerà ed il tremendo Giudice giudicherà il suo popolo“.

papa_0002_280xFree“le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino.”

Siamo un gregge senza guida, abbiamo perso il nostro capitano mentre imperversa la tempesta.

Siamo smarriti e tristi.

Benedetto XVIIl desiderio di conoscere Dio realmente, cioè di vedere il volto di Dio è insito in ogni uomo, anche negli atei.

E noi abbiamo forse inconsapevolmente questo desiderio di vedere semplicemente chi Egli è, che cosa è, chi è per noi. Ma questo desiderio si realizza seguendo Cristo, così vediamo le spalle e vediamo infine anche Dio come amico, il suo volto nel volto di Cristo. L’importante è che seguiamo Cristo non solo nel momento nel quale abbiamo bisogno e quando troviamo uno spazio nelle nostre occupazioni quotidiane, ma con la nostra vita in quanto tale.

L’intera esistenza nostra deve essere orientata all’incontro con Gesù Cristo all’amore verso di Lui; e, in essa, un posto centrale lo deve avere l’amore al prossimo, quell’amore che, alla luce del Crocifisso, ci fa riconoscere il volto di Gesù nel povero, nel debole, nel sofferente.

Benedetto XVI Udienza Mercoledì, 16 gennaio 2013

Auguri giovane Papa

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Mi piace, soprattutto in
questa occasione, chiamarti ‘giovane Papa’. E’ davvero sorprendente quanto il
tuo sguardo sia ancora quello che possiamo scorgere nelle foto di quando eri
bambino. I tuoi occhi, in questi non pochi 84 anni, hanno visto anche il male,
il dolore, la sofferenza, la solitudine, nel mondo come dentro la Chiesa. Eppure
in essi vediamo ancora, giorno dopo giorno, l’amore, la dolcezza, l’incrollabile
fede, la timidezza e la fermezza, ciò che contraddistingue la tua persona, a noi
così tanto cara. Oltre a chiedere al Signore per te la salute, la protezione e
l’abbondanza di grazie, l’augurio per il tuo 84° genetliaco è che il tuo sguardo
possa rimanere ancora per tanti anni lo stesso, una piccola fessura che ci
permette di intravedere la luce di Dio.
Ad multos annos, Santo Padre.
Ti vogliamo bene!
Scenron

Dio non guarda ai grandi numeri e ai successi esteriori, ma riporta le sue vittorie nell’umile segno del granello di senape

Di recente, un gruppo di sacerdoti in un Paese europeo [Austria] ha pubblicato un appello alla disobbedienza, portando al tempo stesso anche esempi concreti di come possa esprimersi questa disobbedienza, che dovrebbe ignorare addirittura decisioni definitive del Magistero – ad esempio nella questione circa l’Ordinazione delle donne, in merito alla quale il beato Papa Giovanni Paolo II ha dichiarato in maniera irrevocabile che la Chiesa, al riguardo, non ha avuto alcuna autorizzazione da parte del Signore.

La disobbedienza è una via per rinnovare la Chiesa? Vogliamo credere agli autori di tale appello, quando affermano di essere mossi dalla sollecitudine per la Chiesa; di essere convinti che si debba affrontare la lentezza delle Istituzioni con mezzi drastici per aprire vie nuove – per riportare la Chiesa all’altezza dell’oggi. Ma la disobbedienza è veramente una via? Si può percepire in questo qualcosa della conformazione a Cristo, che è il presupposto di un vero rinnovamento, o non piuttosto soltanto la spinta disperata a fare qualcosa, a trasformare la Chiesa secondo i nostri desideri e le nostre idee?

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