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Solo un Servo inutile…

Io credo, adoro e spero

Come far crescere l’amore?

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San Pio Un giorno un suo figlio gli chiese: Come posso, Padre, aumentare l’amore?
Risposta: Col fare con esattezza e rettitudine di intenzione i propri doveri, osservando la legge del Signore. Se questo farai con costanza e perseveranza, crescerai nell’amore.

San Pio da Pietrelcina

padre pioUn giorno Padre Pio si fermò innanzi ad un giova­ne che piangeva e singhiozzava senza ritegno, incu­rante della folla. E dolcemente gli chiese: «Perché piangi?». «Perché non mi avete data l’assoluzione». Padre Pio con tenerezza lo consolò dicendo: «Figlio, vedi, l’assoluzione non te l’ho negata per mandarti all’inferno, ma in Paradiso».

La Giustizia di Dio

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P_-Pio-29“Quante volte ho sentito questa frase:
“Non occorre fare grandi sforzi perchè Gesù è cosi buono che ci salverà tutti.”

Questa è un’eresia insegnata come è insegnata perchè Gesù perdona a tutti quelli che si pentono, non perdona a quelli che non si pentono, per cui se si vuole essere salvati occorre confessar i propri peccati e promettere di non farli più.

Lì, nel confessionale, c’è la dispensa della Misericordia.
Un giorno Padre Pio disse:

“Voi mi vedete cosi burbero e intransigente ma guardate che quando io confesso c’è sempre Gesù che guarda il penitente, io guardo Lui, se sorride sorrido anche io, ma se non sorride ed è addirittura indignato nel guardare il penitente – che con tutte le grazie che gli ha fatto non si muove di un millimetro per convertirsi – io lo prendo e lo mando via come merita.”

Quindi ricordiamoci che non è uno scherzo la Giustizia di Dio.”
(Claudio Nalin, figlio spirituale di Padre Pio)

“Mio carissimo padre, domenica mattina (20 luglio), dopo la celebrazione della santa messa, ecco ciò che mi accadde.

Il mio spirito si è sentito in un subito trasportato da una forza superiore in una spaziosissima stanza tutta folgoreggiante di luce vivissima. Su di un alto trono tempestato di gemme vidi assisa una signora di rara bellezza, quest’era la Vergine santissima, avendo in grembo il bambino, il quale aveva un atteggiamento maestoso, un volto splendido e luminoso più del sole.

Intorno una grande moltitudine di angioli sotto forme assai risplendenti. In fondo di questa gran sala vi erano due lettini ed in ognuno di essi vi era una persona che, a giudicar dall’apparenza, dovevano essere sofferenti assai.

Una di essa era sofferentissima, da sembrare che da un momento all’altro avesse da dare l’ultimo saluto alla vita.
Di fronte al trono dove era assisa la Vergine vi si trovava tutta assorta nella contemplazione un’altra persona, la quale era la felicità personificata. Il fanciullo che era nel grembo della Vergine ne discende e, seguito dalla Madre e dagli angioli, si dirige verso quella persona che era in orazione. Le gitta le braccia al collo, la stringe forte forte al petto, le dà infiniti baci con altre innumerevoli carezze. Lo stesso fa la Vergine e gli angioli.

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La via della Carità

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Noi moriamo a poco a poco alla vita fisica, ed è questa una legge ordinaria tenuta dalla provvidenza; ed alla stessa maniera bisogna far morire anche le nostre imperfezioni di giorno in giorno;
o felici imperfezioni, potremo esclamare, che ci fanno conoscere la nostra grande miseria, ci esercitano nella umiltà, al disprezzo di noi stessi, alla pazienza e diligenza; nonostante le quali Dio osserva la preparazione del nostro cuore, la quale è perfetta. ….

Contentiamoci di camminare terra terra, giacchè lo stare in alto mare ci fa girare il capo e ci cagiona delle convulsioni.

Teniamoci ai piedi del divin Maestro con la Maddalena. Pratica le piccole virtù proprie della tua piccolezza; la pazienza, la tolleranza col nostro prossimo, l’umiltà, la dolcezza, l’affabilità, la sofferenza delle nostre imperfezioni ed altre molte virtù.

(Lett. a Erminia Gargani, Ep. III pag. 682-683)

“Sempre mantieniti unito alla Santa Chiesa Cattolica, perché essa sola può salvarti, perché essa sola possiede Gesù Sacramentato, che è il vero principe della Pace. Fuori della Chiesa Cattolica, non c’è salvezza, essa ti dà il battesimo, il perdono dei peccati, il Corpo, il Sangue, l’Anima e la Divinità di Gesù Cristo, concedendoti pertanto la vita eterna e tutti i santi sacramenti per offrirti una vita di santità”.

s. Pio da Pietrelcina

Per anni Padre Pio ha celebrato la messa nella vecchia chiesetta del convento intorno alle quattro e trenta di mattina.
Egli raccoglieva intorno a sé i suoi figli spirituali, per stabilire con loro intima comunione.
Era suo desiderio che gli si stringessero intorno all’altare quando egli, con le mani piagate, alzava al cielo, con l’Ostia Santa, Gesù immolato, per ottenere dal Padre  Celeste perdono per tutti.

Si poteva percepire che il Santo in quell’altare agonizzava.
Partecipava attivamente alla passione e morte del Cristo, abbandonandosi a pianti e lacrime.
Le sue messe duravano a volte intorno all’ora e mezzo, perché intervallate da momenti di vere estasi.

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«Io sono solo una poveraccia, dico sempre di me che
sono un verme di terra… So bene che molti parlano
di “miracoli”, ma questa è la cosa più inesatta che
si possa dire o che si possa immaginare. I miracoli
li fanno solo Gesù e la Madonna! Se fosse per me,
io miracolavo tutto il mondo, prima nello spirito
e poi nel corpo! Io ho solo pregato, indegnamente,
per i drammi personali che migliaia di persone
mi raccontano. Quello che faccio io è pregare
il Signore, perché abbia pietà di loro e li aiuti.
E se qualcuno viene poi per ringraziarmi,
dico che devono farlo a Gesù e alla Madonna.»

Natuzza Evolo

Sii amante e praticante della semplicità e dell’umiltà,
non curarti dei giudizi del mondo, perché se questo
mondo non avesse qualcosa da dire contro di te,
non saresti veramente servo di Dio.
L’umiltà e la carità vanno di pari passo. L’una glorifica
mentre l’altra santifica. L’umiltà e la purezza dei costumi
sono ali che elevano fino a Dio e quasi divinizzano.
Perciò sii sempre e in tutto umile, serbando sempre
gelosamente la purezza del tuo corpo e del tuo cuore.

Padre Pio

Di seguito è riportato lo stralcio di una estasi avuta da Padre Pio nel convento di Venafro il 29 novembre 1911, nel quale il Santo parla con il suo Angelo Custode:

Angelo di Dio, Angelo mio… non sei tu a mia custodia?… Dio ti ha dato a me!
Sei creatura?… o sei creatura o sei creatore… Sei creatore? No.
Dunque sei creatura ed hai una legge e devi ubbidire… Devi stare accanto a me, o lo vuoi o non lo vuoi… per forza…E si mette a ridere… che c’è da ridere? …
Dimmi una cosa… me lo devi dire… chi era ieri mattina qui presente?
… e si mette a ridere… me lo devi dire… chi era?… o il Lettore o il Guardiano… ebbene
dimmelo… era forse il loro segretariuccio?
… ebbene rispondi… se non rispondi, io dirò che era uno di quegli altri quattro…
E si mette a ridere…

un Angelo si mette a ridere!… dimmelo dunque… non ti lascerò, finché non me l’avrai detto…
Se no, lo domando a Gesú… e poi te lo senti!…
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A volte il Padre, in sagrestia, si fermava e salutava anche baciando qualche amico o figlio spirituale ed io, raccontava un uomo, guardando con santa invidia quel fortunato, dicevo tra me: “Beato lui!…Se fossi io al suo posto! Beato! Beato lui!

Il 24 dicembre 1958 sono in ginocchio, ai suoi piedi, per la confessione.
Al termine, lo guardo e, mentre il cuore batte per l’emozione, oso dirgli: “Padre, oggi è Natale, posso fare gli auguri dandovi un bacio?
E lui, con una dolcezza che non si può descrivere con la penna ma soltanto immaginare, mi sorride e: “Sbrigati, figlio mio, non farmi perdere tempo!”
Anche lui mi abbracciò.
Lo baciai e come un uccello, giulivo, spiccai il volo verso l’uscita ripieno di delizie celesti.
E che dire delle botte sulla testa?
Ogni volta, prima di ripartire da San Giovanni Rotondo, desideravo un segno di particolare predilezione.
Non solo la sua benedizione ma anche due colpetti sulla testa come due paterne carezze.
Devo sottolineare che mai mi fece mancare ciò che, come un bambino, manifestavo di voler ricevere da lui.
Una mattina, eravamo in molti nella sagrestia della chiesetta piccola e mentre padre Vincenzo a voce alta esortava, con la sua solita severità, dicendo: “non spingete…non stringete le mani del Padre…fatevi indietro!”
io quasi sconfortato, tra me ripetevo: “Partirò, questa volta senza le botte sulla testa”.
Non volli rassegnarmi e pregai il mio Angelo Custode di fare il messaggero e di ripetere a Padre Pio testualmente: “Padre, io parto, desidero la benedizione e le due botte sulla testa, come sempre.
Una per me e l’altra per mia moglie”.
“Fate largo, fate largo”, ripeteva ancora padre Vincenzo mentre Padre Pio cominciava a camminare.
Io ero in ansia. Lo guardavo con un senso di tristezza.
Ed eccolo, mi si avvicina, mi sorride ed ancora una volta i due colpetti ed anche la mano mi fa baciare. – “Ne darei tanti di botte a te, ma tante!”.
Così ebbe a dirmi la prima volta.