1148988_600606176674066_363314818_nLo svezzamento è un bisogno dell’anima di chi vuole cominciare il cammino di fede in maniera autonoma. La vita spirituale viene alimentata da sentimenti di affetto verso il Signore molto forti. L’entusiasmo è alle stelle. Lo svezzamento è l’allontanamento di un entusiasmo che rasenta, se non addirittura arriva fino alla esaltazione religiosa.

Nello svezzamento l’anima esperimenta la gioia, il desiderio di pregare, l’entusiasmo, le consolazioni, un bel posto in Paradiso, l’essere amati da Gesù e dalla Madonna; forse c’è anche l’aver abituato la propria anima ad avere questi confetti da un punto di vista psicologico e spirituale. Con il conforto dell’amore di Gesù e Maria l’anima fa sacrifici, fioretti, si abitua a questo esercizio di generosità, e sempre corrisponde a questo clima di vezzo.

Lo svezzamento è fatto dal Signore che sa dosare molto bene l’amore che consiste soltanto nelle opere che bisogna compiere sempre, specialmente senza la spinta dell’entusiasmo. Gesù vuol far capire che l’amore al Signore consiste nell’ubbidienza alla fede. Il Signore quindi diminuisce molto lentamente la consolazione interiore, l’amore alla preghiera, la soddisfazione nella vita.

Questo mondo interiore ha tre caratteristiche:
1) Può dare la sensazione d’essere arrivati. Questo mondo interiore è vero e viene dato agli iniziati, perché l’anima non sia incredula. Le realtà soprannaturali sono vere e l’anima può confondersi e pensare d’essere già arrivata.
2) C’è un senso di illusione quando si toglie la corrispondenza alla generosità, e subentra la delusione.
3) Siccome agisce lo Spirito Santo si ritiene che il Padre non vuole più bene, perché non c’è corrispondenza spirituale: l’anima giunge a una tentazione forte sulla saggezza e amore del Padre.
Nello svezzamento mentre l’anima pensava d’essere arrivata, verifica invece la debolezza della mente, si sente debole e sente gli istinti bestiali della propria carne. L’anima, per opera del demonio, pensa che quello che pensava prima era un’allucinazione, e che la vera personalità è quella dello svezzamento. Segue quindi lo scoraggiamento per le fragilità, la diminuzione della speranza, e la pena di non riuscire.

Ma il Signore vuole correggere le realtà interiori che l’anima sente; lei invece si scoraggia per la presunzione e la fragilità. Questa non-sopportazione arriva a far dire all’anima che non è fatta per la vita cristiana. In realtà questo modo di ragionare dipende dall’impatto con la fragilità, quando la tendenza della carne, il mondo e la carne scatenano le più squallide passioni. Il vedere le debolezze e le fragilità spaventano l’anima, però se sei umile, ti fanno riconoscere chi sei; accetti quindi Cristo che ti fa vedere le fragilità per costruirti la personalità nel lottare i limiti e debolezze che hai.

Se un’anima accetta i limiti, le fragilità e la virulenza della carne, in questa pressione della passione, e nell’offuscamento della mente e della volontà, si sente smarrita. Ma se è umile e la volontà vuole lottare queste realtà interiori che ci sono, non deve pensare che prima erano illusioni. La maturità si acquista lottando se stessi; è conoscendo la tua mentalità, spirito, volontà, psiche e sentimenti che costruisci la tua spiritualità: se hai umiltà e fede, Dio ti chiama a costruire la tua personalità che rimarrà in eterno.

È il momento spirituale che decide tutta quanta la tua vita eterna. Solo l’umiltà e la fede portano a reggere e a riconoscere la tua realtà interiore per ricostruirla. L’azione chirurgica Gesù la fa sempre con la tua collaborazione: volontà e ubbidienza per camminare da solo, senza scoraggiamenti né disperazione. Bisogna avere fiducia, mai come adesso.

Il demonio dice: «veramente in te c’è la bestia, l’orgoglio, ecc.», strumentalizza ciò per farti riconoscere che sei così. Gesù invece vuol farti correggere ciò che vedi, e che prima che eri nella gioia, non vedevi. «Io con Te Signore non ho nulla da temere». Qui viene in gioco la prova della decisione, l’umiltà e l’ubbidienza portano alla sincerità. La decisione nella fede, speranza e carità può farti recuperare da parte di Dio l’innocenza perduta. L’esperienza della debolezza si supera con l’umiltà nell’ubbidienza e viceversa. Il demonio vuol farti scoraggiare. Il Signore invece proprio da quelle fragilità vuol liberarti. Una volta liberato dalla tua fragilità, il vero mondo della vita spirituale si apre davanti a te.

Voler bene è dolce, amare Gesù è soave, soffrire per amare molto Gesù è una delizia. La gioia che viene dalla delizia, e la pace che viene dall’amore, per sé eliminano la volontà al male. Quale è la tecnica con cui satana sostituisce alla gioia il piacere, alla pace lo sfogo della passione e all’amore la separazione dal bene, ossia la morte della vita divina? Ha bisogno di scardinare la gioia, la pace e l’amore con la delizia delle cose del mondo e della carne.

Come si possono volere queste cose se non si conoscono? Il maligno ci fa conoscere le cose del mondo mediante la curiosità. La curiosità è mancanza di amore, è stanchezza del bene, è finta ingenuità che apre la porta o le finestre al dialogo con ciò che non è di Dio. La curiosità poi diventa logica mentalità quando viene imbottita di scuse, di pretesti e di chiacchiere. Per la leggerezza nella curiosità entra nel cuore la conoscenza della malizia che, attraverso la sua innegabile delizia, in maniera indolore, indebolisce la volontà rendendo fumoso ed incapace il santo timor di Dio e, agganciato al guinzaglio dell’attrazione, arresta e impedisce la fuga delle occasioni. Il pericolo, cioè la presenza e l’invito al male, viene svuotato della sua ragion d’essere finché non si riconosca la malizia per quella che è veramente.

La mente è confusa, i sensi sono turbati, la logica è scavalcata dalla curiosità, il pericolo viene scambiato come un bene che alimenta il piacere. La conoscenza del male ha indebolito la volontà e fortificato i sensi, e così tutto viene ribaltato: il male prevale sul bene, il corpo sull’anima, l’Io su Dio, la mentalità del mondo sulla logica del Vangelo. Il volto arrossisce, lo spirito si nasconde, il corpo ha vergogna, la lingua tace, l’orecchio è sordo, l’Io scappa lontano da Dio e, separandosi da Lui, muore.

Vuoto, insoddisfazione, scoraggiamento, ipocrisia della logica e furti clandestini del piacere sono gli effetti primari della separazione dell’anima da Gesù. Oh! Se tornasse la mente alla parola di Dio, la volontà al bene, il cuore alla pace e i sensi alla tranquillità, quanta gloria daremmo a Dio, quanto merito alla lotta, quanta salvezza porteremmo a noi ed ai fratelli nella edificazione del corpo di Cristo e dei figli del Padre Celeste. Attenti al bivio! Schieriamoci dalla parte dei figli di Dio, della discendenza di Maria, dei costruttori della Chiesa, il Regno Eterno di Dio.

(da una Omelia di Mons. Pierino Galeone)
Don Vincenzo