francescano silenzio meditazioneTante volte mi interrogo sulla verità, e sulla relazione tra questa e la conoscenza, e tra la conoscenza e la Sapienza.

Io sono la via, la verità e la vita …
Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete (Gv 14)

La Sapienza deriva da “sapore” conoscere il gusto delle cose, sapere ciò che è buono, distinguere, discernere.

Chi ha conosciuto il tuo pensiero,
se tu non gli hai concesso la sapienza
e non gli hai inviato il tuo santo spirito dall’alto?
18Così furono raddrizzati i sentieri di chi è sulla terra;
gli uomini furono ammaestrati in ciò che ti è gradito;
essi furono salvati per mezzo della sapienza (Sap 9)

Chi può immaginare che cosa vuole il Signore?
Dice il libro della Sapienza.
Con la Sapienza guardiamo le cose del mondo alla luce di Dio, conosciamo Dio e la sua volontà.

Cos’è la conoscenza?

san Gregorio (Omelia 32) afferma che la conoscenza vera, che va all’essenza delle cose, si ottiene mediante l’estasi buona, che si ha nella contemplazione di Dio, nella preghiera.
Perché ci si allontana dalla relazione con gli altri raggiunta attraverso i sensi umani, terreni, che è una conoscenza relativa. Supera la relatività derivante dalla relazione secondo il sentimento tra l’osservatore e il fenomeno osservato e vede le cose come le vede Dio, cioè secondo l’unico modo che dà conoscenza vera e non relativa.

Come, dunque, l’estasi, così anche la conoscenza viene
affrontata a volte come male («la conoscenza gonfia», 1 Cor 8, 2; «ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare», Gn 2, 17), a volte come bene («conoscerete la verità e la verità vi farà liberi», Gv 8, 32; «mettete ogni impegno per aggiungere alla vostra fede la virtù, alla virtù la conoscenza», 2 Pt 1, 5, ecc.). La conoscenza naturale, che ha come oggetto «lo studio della sapienza logica, che è adatta al governo di questo mondo» (abate Isacco di Ninive, Omelia 63) si chiama “conoscenza spoglia” ed è considerata superficiale, corruttibile e poco utile. «In questa conoscenza è piantato l’albero della conoscenza del bene e del male, che sradica l’amore… e questa è orgoglio e superbia perché attribuisce ogni cosa buona a sé e non a Dio» (abate Isacco di Ninive, loco citato). Al contrario, «la conoscenza della verità perfeziona, in umiltà, l’anima di quelli che l’acquisiscono» (abate Isacco di Ninive, loco citato). Questa conoscenza della verità non è una semplice comprensione intellettuale di alcune conclusioni che definiscono la verità. È una partecipazione ed esperienza del bene, vissuta nello stupore e nell’estasi buona.
Con tutto ciò diventa chiaro quel che dice san Gregorio di Nissa: attraverso i pensieri, i ragionamenti e le idee non è possibile acquisire una conoscenza reale. Questa invece si acquisisce soltanto attraverso lo stupore e l’estasi buona che è provocata dalla presenza dell’energia divina increata, come partecipazione ed esperienza della verità; anzi dice una cosa più sostanziale, cioè che soltanto lo stupore e l’estasi buona conoscono, o, in altre parole, soltanto lo stupore e l’estasi buona costituiscono la vera conoscenza.