A volte il Padre, in sagrestia, si fermava e salutava anche baciando qualche amico o figlio spirituale ed io, raccontava un uomo, guardando con santa invidia quel fortunato, dicevo tra me: “Beato lui!…Se fossi io al suo posto! Beato! Beato lui!

Il 24 dicembre 1958 sono in ginocchio, ai suoi piedi, per la confessione.
Al termine, lo guardo e, mentre il cuore batte per l’emozione, oso dirgli: “Padre, oggi è Natale, posso fare gli auguri dandovi un bacio?
E lui, con una dolcezza che non si può descrivere con la penna ma soltanto immaginare, mi sorride e: “Sbrigati, figlio mio, non farmi perdere tempo!”
Anche lui mi abbracciò.
Lo baciai e come un uccello, giulivo, spiccai il volo verso l’uscita ripieno di delizie celesti.
E che dire delle botte sulla testa?
Ogni volta, prima di ripartire da San Giovanni Rotondo, desideravo un segno di particolare predilezione.
Non solo la sua benedizione ma anche due colpetti sulla testa come due paterne carezze.
Devo sottolineare che mai mi fece mancare ciò che, come un bambino, manifestavo di voler ricevere da lui.
Una mattina, eravamo in molti nella sagrestia della chiesetta piccola e mentre padre Vincenzo a voce alta esortava, con la sua solita severità, dicendo: “non spingete…non stringete le mani del Padre…fatevi indietro!”
io quasi sconfortato, tra me ripetevo: “Partirò, questa volta senza le botte sulla testa”.
Non volli rassegnarmi e pregai il mio Angelo Custode di fare il messaggero e di ripetere a Padre Pio testualmente: “Padre, io parto, desidero la benedizione e le due botte sulla testa, come sempre.
Una per me e l’altra per mia moglie”.
“Fate largo, fate largo”, ripeteva ancora padre Vincenzo mentre Padre Pio cominciava a camminare.
Io ero in ansia. Lo guardavo con un senso di tristezza.
Ed eccolo, mi si avvicina, mi sorride ed ancora una volta i due colpetti ed anche la mano mi fa baciare. – “Ne darei tanti di botte a te, ma tante!”.
Così ebbe a dirmi la prima volta.